
Il regno dei mammiferi è vasto e variegato, ma pochi ordini eguagliano l’eccezionale successo evolutivo dei Chirotteri (l’ordine Chiroptera), comunemente noti come pipistrelli. In un’impressionante dimostrazione di dominanza adattativa, i Chirotteri si posizionano come il secondo ordine più numeroso tra i mammiferi, immediatamente dopo i Roditori.
Questo dato è ancor più sbalorditivo se espresso in proporzione: con ben 1500 specie viventi classificate (Simmons N.B. e Cirranello A.L., 2023), i pipistrelli rappresentano una quota impressionante, superando il 20% di tutta la teriofauna globale classificata. Sono i veri esploratori alati del pianeta, padroni dell’unica forma di volo attivo evoluta nei mammiferi.
Architetti di ecosistemi e servizi
Lungi dall’essere semplici creature notturne, i Chirotteri sono pilastri fondamentali per la salute e l’integrità degli ecosistemi mondiali. Il loro ruolo ecologico va ben oltre la sussistenza individuale, manifestandosi in una serie di servizi ecosistemici cruciali a beneficio della vita vegetale e umana:
- controllo degli insetti nocivi: le specie insettivore sono voraci predatori di parassiti agricoli e zanzare, fornendo una naturale ed efficiente gestione delle infestazioni.
- impollinazione: molte piante dipendono interamente dai pipistrelli per l’impollinazione, agendo come vettori notturni di polline.
- dispersione dei semi: le specie frugivore disperdono i semi su vaste aree, facilitando la rigenerazione forestale e la salute genetica delle piante.
Questa insostituibile attività li rende essenziali per il mantenimento della biodiversità e la produttività degli ambienti naturali.
Sensibilità e declino: le sentinelle in pericolo
Grazie alla loro alta mobilità e alla loro stretta dipendenza da habitat sani e complessi, i Chirotteri fungono da indicatori ecologici di prim’ordine, riflettendo la qualità ambientale negli ecosistemi, sia temperati che tropicali (Wickramasinghe et al. 2003, Kalcounis-Rueppell et al. 2007). Essi sono, in sostanza, delle sentinelle biologiche in grado di fornire un “allarme rapido” sui cambiamenti ambientali.
Proprio questa sensibilità li rende particolarmente vulnerabili. Il loro rapido adattamento ai cambiamenti li espone in modo drammatico agli effetti dell’intensificazione agricola e della perdita di eterogeneità ambientale.
Purtroppo, il quadro globale è allarmante. Negli ultimi due decenni, le popolazioni di Chirotteri hanno intrapreso una preoccupante fase di declino su scala mondiale. Attualmente, circa il 30% delle specie è classificato a rischio di estinzione globale (Scillitani L., 2025).
Questo importante rischio conservazionistico non è un evento casuale, ma la diretta risposta a un accumulo di stress ambientali. La causa principale risiede nelle attività antropiche che con la loro espansione e il conseguente degrado degli habitat, stanno sistematicamente riducendo gli spazi vitali e le risorse essenziali per la sopravvivenza di questi insostituibili guardiani alati della biodiversità.
L’Italia, sentinella della Chirotterofauna europea: tra biodiversità e sfide tecnologiche

L’Italia si erge come un hotspot di biodiversità per i chirotteri a livello continentale. Con ben 34 specie censite, il nostro territorio ospita quasi l’80% della varietà di pipistrelli presente in tutta Europa. Questa eccezionale ricchezza, tuttavia, impone un’altrettanto elevata responsabilità conservazionistica.
Impegni istituzionali per la Conservazione
A testimonianza di questa rilevanza ecologica, la chirotterofauna italiana è fortemente tutelata a livello normativo. Tredici di queste specie sono specificamente incluse nell’Allegato II della Direttiva Habitat (92/43/CE), che ne impone, proprio per la loro conservazione, la designazione formale e sostanziale di Aree Speciali di Conservazione (ZSC). Nonostante le tutele, lo stato di conservazione rimane critico: la più recente Lista Rossa dei Vertebrati italiani (2022) classifica ben 17 specie come minacciate.
L’Italia è parte contraente dell’Accordo per la Conservazione delle popolazioni di Chirotteri europei (UNEP/EUROBATS), assumendo in tal modo obblighi internazionali vincolanti per la tutela non solo dei pipistrelli, ma anche degli habitat vitali che ne garantiscono la sopravvivenza.
L’Accordo pone un’attenzione particolare sulla necessità di monitoraggio e protezione dei siti fondamentali per il ciclo biologico di questi mammiferi:
- I siti ipogei (grotte naturali e cavità artificiali), cruciali per l’ibernazione e la riproduzione.
- Gli habitat di foraggiamento (caccia), essenziali per l’approvvigionamento energetico.
L’energia eolica e il conflitto con la fauna volatrice
Un significativo elemento di pressione sulla fauna selvatica, in particolare su quella che sfrutta la bassa troposfera per attività trofiche e migratorie, è rappresentato dagli impianti eolici industriali.
Per anni l’impatto di questi progetti è stato prevalentemente studiato in relazione all’avifauna. I parchi eolici sono stati riconosciuti come fonte di disturbo, soprattutto nelle delicate fasi di riproduzione e migrazione.
La documentazione dell’impatto sui pipistrelli
Parallelamente, si è sviluppata la consapevolezza delle interazioni negative tra le pale eoliche e i chirotteri. Le prime documentazioni a livello globale sono state redatte in Australia, con gli studi pionieristici di Tate già a metà degli anni ’50 del XX secolo e, successivamente, di Hall e Richards (Law et al. 1998). La questione ha assunto rilevanza in Europa e Nord America solo più tardi. I primi dati consistenti sulla mortalità dei pipistrelli per impatto o barotrauma con gli aerogeneratori iniziano a essere registrati verso la fine degli anni ‘90 e l’inizio del Duemila (Johnson et al. 2000; Arnett 2005; Rydell et al. 2012), sollevando preoccupazioni concrete per la conservazione di queste specie notturne.
Il conflitto tra energia eolica e Chirotteri
L’espansione dell’energia eolica, pur essendo cruciale per la transizione ecologica, può avere potenzialmente un impatto sulla sopravvivenza dei chirotteri.
Il processo di realizzazione e l’operatività degli impianti eolici agiscono su più fronti potenziali di rischio. Le attività antropiche possono portare al danneggiamento, disturbo o distruzione dei rifugi-dormitorio (roost) vitali per queste specie (Arnett 2005; Rodrigues et al. 2008). Inoltre, è emersa la preoccupazione che le pale in rotazione possano emettere rumore ultrasonoro, un’interferenza acustica in grado di disorientare i pipistrelli durante il volo, compromettendo la loro navigazione e le attività di caccia. A questo si aggiunge la massiccia alterazione dell’ambiente circostante, che si traduce in un danneggiamento, disturbo o distruzione degli habitat di foraggiamento essenziali e dei corridoi di volo che i chirotteri utilizzano per gli spostamenti (Jones et al. 2009b).
In Europa l’impatto documentato tra eolico e pipistrelli è significativo: ben 21 specie di chirotteri sono ritenute potenzialmente vulnerabili all’impatto eolico e per 20 di esse si sono già registrate collisioni mortali accertate con le turbine. Questo triste bilancio include sia popolazioni a comportamento sedentario che specie migratrici che attraversano vaste distanze.
Nonostante la gravità del problema a livello continentale, nel contesto italiano si registra una preoccupante carenza di informazioni degli effetti dei parchi eolici sulla chirotterofauna. Questa lacuna conoscitiva è attribuibile principalmente alla mancata esecuzione sistematica di studi e monitoraggi che dovrebbero imprescindibilmente essere condotti nelle fasi ante-operam, durante la costruzione dei cantieri e nella fase di esercizio post-operam.
Per affrontare questa sfida, in modo etico e scientifico, la tutela dei chirotteri deve essere elevata a requisito cardine e integrata in ogni singola fase di un qualsiasi progetto eolico: dalla pianificazione iniziale e autorizzazione, all’esecuzione dei lavori in cantiere, fino all’esercizio e al mantenimento degli aerogeneratori. Solo attraverso l’integrazione di indagini di campo rigorose nella fase autorizzativa si potrà disporre della base di conoscenza necessaria per concepire e realizzare impianti eolici con un impatto ambientale sempre più ridotto.
In questo quadro di incertezza occorre redigere studi che si prefiggano obiettivi specifici e urgenti. Si rende indispensabile compilare una check-list esaustiva delle specie di chirotteri presenti nelle aree di progetto, quantificando l’attività delle specie rilevate attraverso meticolosi campionamenti bioacustici. Parallelamente, sarà necessario condurre un’analisi preliminare degli impatti potenziali, con l’obiettivo cruciale di identificare gli aerogeneratori che potrebbero potenzialmente esercitare la maggiore pressione ecologica. Da questa analisi deriveranno, infine, indicazioni preliminari mirate per l’attuazione di misure di mitigazione efficaci, volte a ridurre il potenziale rischio per questi fondamentali mammiferi notturni.
- Arnett EB, 2005 – Relationships between bats and wind turbines in Pennsylvania and West Virginia: an assessment of fatality search protocols, pattern of fatality, and behavioral interactions with wind turbines. A final report submitted to the bats and wind energy cooperative. Bat Conservation International, Austin, Texas, USA.
- Law, B. S., Anderson, J. and Chidel, M., 1998 – A survey of bats on the southwest slopes region of NSW with suggestions of improvements for bat surveys. Australian Zoologist 30, pp. 467-479.
- Johnson, G.D., Perlik, M.K., Erickson, W.P. and Strickland, M. D., 2004 – Bat activity, composition and collision mortality at a large wind plant in Minnesota. Wildlife Society Bulletin, 32:1278–1288.
- Jones G, Cooper-Bohannon R, Barlow K, Parson K., 2009 – Determining the potential ecological impact of wind turbines on bat populations in Britain. Scoping and method development report. Final report. Bat Conservation Trust, University of Bristol. Bristol, UK.
- Kalcounis -Rueppell, Snider Holly H. & G. A. Hughson, 2007 – Bat activity along streams in an urban-rural gradient. The American Midland Naturalist, Vol. 157, No. 2, pp. 433–440.
- Rydell J, Engström H, Hedenström A, Larsen JK, Pettersson J, Green M., 2012 – The effects of wind power on birds and bats. A synthesis – Vindval Report 6511.
- Rodrigues, L., Bach, L., Dubourg-Savage, M. J., Goodwin, J. and Harbusch, C. 2008 – Guidelines for consideration of bats in wind farm projects. EUROBATS Publication Series No. 3. UNEP/EUROBATS secretariat, Bonn, Germany.
- Scillitani L., novembre 2025 – Sentinelle volanti del cambiamento climatico. Intervista a Danilo Russo – Le Scienze n. 687, pp. 8-9.
- Simmons N. B., Seymour K. L., Habersetzer J., Gunnell G. F., 2009 – Cryptic diversity: first record of Myotis alcathoe (Vespertilionidae) for Italy. 2nd Italian Bat Congress, pp. 157: 85-88.
- Simmons, N. B. & Cirranello, A. L. 2023 – Bat of the World: A taxonomic and geographic database. Version 1.4. https://batnames.org/
- Wickramasinghe L.P., Harris S., Jones G. & Vaughan N., 2003 – Bat activity and species richness on organic and conventional farms: impact of agricultural intensification. Journal of Applied Ecology, 40, 984-993.
