Il silenzio calamitoso del subcontinente
Il dramma degli Avvoltoi

Grifone in volo – foto di Gianni Palumbo – archivio Biophilia

Un’ombra inquietante è calata sul subcontinente indiano. Di recente, una crisi ecologica di proporzioni allarmanti ha minacciato di spazzare via intere popolazioni di avvoltoi, custodi cruciali dell’ecosistema. Le specie di avvoltoi del genere Gyps – in particolare Gyps bengalensis, Gyps indicus e Gyps tenuirostris – hanno subito un declino catastrofico e rapidissimo in India e Pakistan, una tendenza devastante che si è protratta almeno fino al 2003.

I dati raccolti non lasciano spazio a dubbi: tra il 2000 e il 2003, i tassi di declino annuale stimati per il G. bengalensis e il G. indicus si attestavano su cifre sbalorditive, oscillando tra il 22% e il 50%. Un vero e proprio collasso demografico che ha acceso un faro di allarme nella comunità scientifica.

Il colpevole silenzioso: Il Diclofenac

Le indagini scientifiche, in particolare quelle condotte in Pakistan, hanno puntato il dito contro un nemico insidioso e ubiquitario: il diclofenac. Questo farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS), ampiamente utilizzato nel bestiame, si è rivelato mortalmente tossico per gli avvoltoi.

La dinamica dell’avvelenamento è drammatica e diretta: un Gyps bengalensis si nutre della carcassa di un animale domestico trattato con una normale dose veterinaria di diclofenac poco prima della morte, e il risultato è un’insufficienza renale fatale. L’avvelenamento da diclofenac è emerso con forza, risultando essere, di gran lunga, la causa di morte più frequente identificata in Pakistan.

La prova inappellabile dei modelli

Per comprendere l’entità del disastro, è stato sviluppato un sofisticato modello di simulazione demografica. I risultati sono stati schiaccianti: i tassi di declino della popolazione effettivamente osservati in natura potevano essere interamente spiegati dalla contaminazione da diclofenac, anche se questa fosse presente in una percentuale sorprendentemente piccola delle carcasse di ungulati disponibili per gli avvoltoi. Si stima che un livello letale di contaminazione in appena 1 carcassa ogni 130 o fino a 1 ogni 760 fosse sufficiente a innescare il tracollo.

A riprova della solidità di questa ipotesi, la proporzione di avvoltoi (adulti e subadulti) trovati morti o moribondi con segni di avvelenamento in natura era perfettamente coerente con le proiezioni di mortalità del modello, qualora l’avvelenamento da diclofenac fosse l’unica causa del declino.

Le analisi più rigorose hanno stimato che la mortalità in eccesso necessaria per causare il declino osservato e attribuibile al diclofenac si collocava tra il 71% e il 100%, a seconda delle specifiche ipotesi del modello. In particolare, considerando la maggior parte dei valori plausibili di sopravvivenza degli adulti, il limite di confidenza superiore al 95% per la mortalità in eccesso dovuta al diclofenac raggiungeva il 100%.

In sintesi, l’evidenza scientifica convergente suggerisce in modo inequivocabile che l’avvelenamento da diclofenac non è solo un fattore, ma è almeno la causa principale, e forse l’unica causa, del vertiginoso crollo delle popolazioni di avvoltoi Gyps nell’intero subcontinente indiano.

L’appello all’azione URGENTE

Di fronte a un’emergenza così critica, gli scienziati hanno lanciato un accorato appello all’azione immediata.

  1. Stop all’esposizione: è stato fondamentale intraprendere misure urgenti negli Stati dell’area di distribuzione delle tre specie minacciate per impedire l’esposizione degli avvoltoi alle carcasse di bestiame contaminate dal diclofenac.
  2. Ricerca di alternative: parallelamente, è divenuto improrogabile condurre una ricerca intensiva per individuare farmaci alternativi che siano non solo efficaci per il bestiame, ma soprattutto sicuri per gli avvoltoi.
  3. Sensibilizzazione capillare: sono stati compiuti sforzi sistematici per sensibilizzare veterinari, farmacisti, allevatori e il pubblico sui pericoli della contaminazione da diclofenac e sulla cruciale disponibilità di alternative non letali.

In attesa che il controllo del diclofenac sia pienamente attuato, si raccomanda, come misura precauzionale di ultima istanza, la detenzione in cattività e l’allevamento delle specie di avvoltoi minacciate. Questa azione mira a garantire la loro sopravvivenza a lungo termine e a creare un prezioso stock di uccelli per futuri e necessari programmi di reintroduzione in natura. Ora la situazione complessiva è migliorata ma la dimensione demografica delle specie è stata fortemente ridimensionata.

Autore

  • Gianni Palumbo

    Componente del Centro Indipendente Studi Alta valle del Volturno e della Società Italiana per la Storia della Fauna “G. Altobello”.
    Presidente dell’Associazione culturale “Giuseppe Camillo Giordano”.
    Team Leader di BioPhilia Group che presiede dal 2009.

    Declina l’impegno socio-culturale promuovendo iniziative a favore di archivi e biblioteche pubbliche e private.
    È stato Ispettore archivistico onorario per il Ministero dei Beni Culturali dal 2016 al 2020.

    Collabora con Radio3 RAI scrivendo sceneggiature per la trasmissione radiofonica Wikiradio.

    Collabora, inoltre, con diverse testate giornalistiche ed è autore di libri e articoli su riviste scientifiche e divulgative.
    Tra gli altri, ha pubblicato i libri Il Grillaio - Altrimedia Edizioni, 1997; La vicenda di Giuseppe Camillo Giordano - Adda Edizioni, 2014; Tracce di Luce - Edizioni CISAV, 2013 e i fumetti da collezione San Francesco d’Assisi e Frammenti d’Erbario - Altrimedia Edizioni, 2016, 2017.

    Da circa dieci anni si interessa di letteratura e saggistica dei naufragi; ha condotto ricerche in tutta Europa sul naufragio del piroscafo Utopia, pubblicando articoli per quotidiani e riviste scientifiche e
    divulgative.
    Recentemente ha pubblicato il libro L’Utopia tra le nebbie della memoria. Appunti di un naufragio - Marotta&Cafiero editori, Napoli 2024.

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