La mente e l’alterità: la lezione del pipistrello

È la nostra esperienza che fornisce il materiale di base alla nostra immaginazione, la quale è perciò limitata. Non serve cercare di immaginare di avere sulle braccia un’ampia membrana che ci consente di svolazzare qua e là all’alba e al tramonto per acchiappare insetti con la bocca; di avere una vista molto debole e di percepire il mondo circostante mediante un sistema di segnali sonori ad alta frequenza riflessi dalle cose; e di passare la giornata appesi per i piedi, a testa in giù, in una soffitta. Se anche riesco ad immaginarmi tutto ciò ne ricavo solo che cosa proverei io a comportarmi come un pipistrello. Ma questo non è il problema: io voglio sapere che cosa prova un pipistrello a essere un pipistrello. Ma se cerco di figurarmelo, mi trovo ingabbiato entro le risorse della mia mente, e queste risorse non sono all’altezza dell’impresa.

(tratto da “Che cosa si prova a essere un pipistrello?” di Thomas Nagel)

Tutto ci porta a credere che la nostra percezione dell’alterità, del “diverso da noi”, sia irrimediabilmente soggettiva. Il celebre saggio di Thomas Nagel, “Che cosa si prova a essere un pipistrello?” solleva un problema filosofico profondo e affascinante: quello del divario tra soggettività e oggettività. L’inevitabile soggettività dell’oggettività stessa erige un ostacolo quasi insormontabile quando proviamo a immaginare l’esperienza altrui.

Ogni nostro processo mentale è inevitabilmente filtrato e “corrotto” da una prospettiva antropocentrica; ci è quasi impossibile liberarci di questa visione per raggiungere un orizzonte davvero oggettivo. Il nostro limite è questo: possiamo solo immedesimarci. Ma quando, come nell’esempio di Nagel, cerchiamo di immaginare cosa provi un pipistrello, alla fine non facciamo altro che scoprire cosa noi proveremmo a essere un pipistrello, non l’esperienza reale e intima dell’animale stesso.

Dalla filosofia alla natura: ll valore della diversità

Proviamo ora ad allontanarci da questa intrigante questione filosofica, incentrata sul significato della percezione dell’essere, per planare sul concreto rapporto tra uomo e natura. È un tema centrale. Spostandoci su questa dimensione meno astratta, ma ugualmente complessa, tocchiamo con mano una verità fondamentale: la diversità — sia umana che animale — è una fonte inestimabile di ricchezza.

Questa ricchezza la chiamiamo biodiversità. Più siamo biodiversi, maggiori sono le nostre chance di sopravvivere e prosperare nell’unico mondo che abitiamo: la biosfera. È quindi un imperativo etico, prima che pratico, prendercene cura!

L’istinto della Biofilia e l’incontro con i Chirotteri

Dentro ogni essere umano dovrebbe esserci, o forse c’è, un senso innato di biofilia. Questa ipotesi scientifica, avanzata da Edward O. Wilson nel 1984, suggerisce che l’uomo ha una tendenza innata a concentrare la propria esistenza e i propri interessi sulla vita e sui processi vitali. È la nostra inclinazione naturale verso la natura, i suoi paesaggi e la bellezza che scaturisce dall’incontro con gli altri esseri viventi.

Ed è proprio a degli esseri viventi particolari, creature fragili ma meravigliose, che dovremmo rivolgere maggiori attenzioni: i chirotteri, universalmente noti come pipistrelli.


Bibliografia

Il testo di questo articolo è tratto da G. Palumbo, in P. P. De Pasquale “I pipistrelli dell’Italia meridionale”, Altrimedia Edizioni, Matera 2019.

Fonti citate:

Thomas Nagel – Cosa si prova a essere un pipistrello, Castelvecchi, Roma 2013

Edward O. Wilson – Biofilia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1985

Autore

  • Gianni Palumbo

    Componente del Centro Indipendente Studi Alta valle del Volturno e della Società Italiana per la Storia della Fauna “G. Altobello”.
    Presidente dell’Associazione culturale “Giuseppe Camillo Giordano”.
    Team Leader di BioPhilia Group che presiede dal 2009.

    Declina l’impegno socio-culturale promuovendo iniziative a favore di archivi e biblioteche pubbliche e private.
    È stato Ispettore archivistico onorario per il Ministero dei Beni Culturali dal 2016 al 2020.

    Collabora con Radio3 RAI scrivendo sceneggiature per la trasmissione radiofonica Wikiradio.

    Collabora, inoltre, con diverse testate giornalistiche ed è autore di libri e articoli su riviste scientifiche e divulgative.
    Tra gli altri, ha pubblicato i libri Il Grillaio - Altrimedia Edizioni, 1997; La vicenda di Giuseppe Camillo Giordano - Adda Edizioni, 2014; Tracce di Luce - Edizioni CISAV, 2013 e i fumetti da collezione San Francesco d’Assisi e Frammenti d’Erbario - Altrimedia Edizioni, 2016, 2017.

    Da circa dieci anni si interessa di letteratura e saggistica dei naufragi; ha condotto ricerche in tutta Europa sul naufragio del piroscafo Utopia, pubblicando articoli per quotidiani e riviste scientifiche e
    divulgative.
    Recentemente ha pubblicato il libro L’Utopia tra le nebbie della memoria. Appunti di un naufragio - Marotta&Cafiero editori, Napoli 2024.

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