
La crescente diffusione dei parchi eolici, pur essendo un passo fondamentale verso l’energia sostenibile, ha posto in luce un’importante e complessa sfida ecologica: la valutazione del loro impatto reale su uccelli e pipistrelli, la cosidetta verifica di impatto post-operam. L’approccio scientifico primario consiste nel campionamento dei cadaveri nelle immediate vicinanze delle turbine. Sembra un compito diretto e semplice, ma la realtà sul campo è intrisa di variabili che introducono distorsioni significative nelle stime finali di mortalità.
L’occhio umano e la sua variabilità
Uno dei primi ostacoli risiede nella capacità di rilevamento del cadavere stesso, un fattore che, come dimostrato da studi pionieristici (ad esempio, Morrison et al. 2001), varia drasticamente a seconda dell’osservatore. Questa variabilità non è casuale, ma è il risultato di un’interazione di fattori intrinseci ed estrinseci:
- Fattori individuali: la forma fisica, l’acuità visiva e l’esperienza specifica del ricercatore giocano un ruolo cruciale.
- Difficoltà ambientali: la ricerca è intrinsecamente ardua. Si tratta di localizzare un oggetto piccolo (la carcassa) spesso occultato da vegetazione fitta (erbe alte o cespugli) e su terreni irregolari o scoscesi.
- Fattori operativi: anche l’osservatore più esperto è soggetto a fluttuazioni di efficienza nell’arco della giornata o tra giorni diversi. La stanchezza accumulata o condizioni meteorologiche estreme ne riducono la concentrazione.
Di conseguenza, le stime di mortalità che vengono prodotte sono inevitabilmente influenzate dall’efficienza di rilevamento dell’osservatore, e l’entità di questa distorsione — che in genere porta a sottostime — rimane spesso un’incognita.
Il fattore predazione: la scomparsa dei reperti
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge un secondo, fondamentale fattore di distorsione: l’attività dei predatori che si comportano da “spazzini”. La presenza di questi animali, che porta alla completa rimozione delle carcasse prima che l’osservatore abbia modo di rilevarle, ha un impatto diretto sull’accuratezza dei dati.
I parchi eolici, infatti, non sono ecosistemi sterili, ma habitat naturali che condividono parte dello spazio con una tecnologia moderna e ospitano diverse specie di “spazzini” opportunisti. Tra questi figurano uccelli come il corvo imperiale (Corvus corax) e altri corvidi, avvoltoi, e vari mammiferi. Per tale ragione i campionamenti eseguiti in modo sporadico o privo di un piano rigoroso possono condurre a stime della mortalità estremamente distorte e sistematicamente al ribasso.
La sfida è resa più acuta dalla stagionalità della predazione. L’attività e i modelli di movimento delle specie predatrici variano nel corso dell’anno. Questa dinamica rende ancor più complesso isolare e quantificare l’esatto effetto della predazione sulla determinazione corretta del numero di animali deceduti per collisione.
La necessità di correzione
È oramai una conclusione ampiamente accettata nella comunità scientifica (cfr. Anderson et al. 1999) che sia l’efficacia di ricerca dell’osservatore sia l’effetto degli “spazzini” sulla rimozione delle carcasse distorcono sistematicamente i risultati osservati sugli impatti dei parchi eolici.
Per affrontare questa distorsione in modo rigoroso, la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di studi di calibrazione consistenti in veri e propri esperimenti di efficacia della ricerca e studi sull’effetto delle specie che fanno da “spazzini”, condotti appositamente per fornire le basi metodologiche necessarie a guidare la progettazione e l’interpretazione statisticamente corretta di tutti gli studi di impatto eolico post-operam.
Bibliografia
ANDERSON, R., MORRISON, M., SINCLAIR, K. & STRICKLAND, D. 1999. Studying Wind Energy/Bird Interactions: a Guidance Document. Metrics and Methods for Determining or Monitoring
Potential Impacts on Birds at Existing and Proposed Wind Energy Sites. Prepared for the Avian Subcommittee and the National Wind Coordinating Committee, Washington, D.C.
MORRISON, M.L., BLOCK, W.M., STRICKLAND, M.D & KENDALL, W.L. 2001. Wildlife study design. Springer-Verlag: New York.
