Affidare allo spazio un messaggio di pace.
Star Bottle – A message to deep space

Il lancio di messaggi affidati al mare è una pratica antica e romantica, nutrita dalla speranza che, prima o poi, il destino li faccia approdare al giusto lettore. Ma gli episodi di cui farò cenno sono molto di più: si tratta di un fenomeno, collegato a esperimenti scientifici che hanno battuto ogni record di longevità.

Il penultimo, straordinario, ritrovamento risale all’aprile 2015, quando una persona, la signora Winkler, ha ritrovato un’antica bottiglia sulle coste tedesche del Mare del Nord. Non si trattava di una semplice missiva romantica, bensì di un reperto fondamentale risalente a una pionieristica spedizione del Marine Biological Association (MBA) di Plymouth, Inghilterra meridionale.

Gli esperimenti oceanografici

Tra il 1904 e il 1906, per comprendere a fondo il flusso delle correnti marine, l’MBA lanciò deliberatamente in mare aperto oltre un migliaio di bottiglie contenenti istruzioni dettagliate. L’obiettivo era tracciare i movimenti oceanici basandosi sulla posizione del futuro ritrovamento.

Specificamente, la bottiglia ritrovata dai coniugi Winkler era stata dispersa nell’Atlantico nel novembre 1906. Dopo aver seguito scrupolosamente le istruzioni, rispedendo il biglietto all’istituto di ricerca, la coppia ha successivamente ricevuto la prevista ricompensa di uno scellino.

Questo ritrovamento è un evento di importanza storica: la bottiglia ha viaggiato, o è rimasta intrappolata negli abissi, per ben 108 anni e 5 mesi (novembre 1906 – aprile 2015), stabilendo così un incredibile record mondiale per il messaggio in bottiglia più antico, fino a quel momento, mai recuperato. Un’autentica capsula del tempo oceanica!

Questo record è stato successivamente battuto da un altro messaggio in bottiglia, recuperato dopo ben 132 anni!

Nel gennaio del 2018, sulla spiaggia antistante l’isola di Wedge, vicino a Perth, in Australia, la signora Tonya Illman ha compiuto un ritrovamento che avrebbe riscritto la storia dei messaggi in bottiglia. Nella duna, infatti, trovò casualmente una bottiglia contenente un messaggio arrotolato, che riportava il nome della nave mittente, la “Paula” e la data di lancio: il 12 giugno 1886.

Questo eccezionale elemento temporale, unito alla richiesta di contattare il Consolato Tedesco, segnalava l’importanza dell’oggetto. Consapevoli del potenziale valore storico, la signora Illman e suo marito conferirono il reperto al Western Australian Museum di Perth.

Dopo diverse settimane di attente analisi, gli esperti di archeologia marina del museo ne hanno confermato l’autenticità. Ulteriori indagini in Germania hanno portato alla luce il giornale di bordo del capitano della nave Paula. Questo documento ha verificato che la bottiglia era stata effettivamente gettata in mare il 12 giugno 1886, mentre la nave era in viaggio dalle coste indonesiane verso Cardiff, in Galles.

Analogamente ad altri ritrovamenti storici, la bottiglia faceva parte di un esperimento scientifico su larga scala, volto a studiare le correnti oceaniche dell’epoca. Il diario di bordo rivela che la Paula disperse centinaia di messaggi; molti furono recuperati a suo tempo per la registrazione, ma questo in particolare rimase nascosto.

Questa bottiglia, dopo 132 anni dalla sua immersione, è riemersa dalla sabbia di Perth, superando il precedente record e offrendo un contributo inestimabile alla storia marittima.

Un messaggio nello spazio profondo

L’avvento della navigazione spaziale e delle sfide tecnologiche monumentali impone una radicale revisione strategica del concetto stesso di “messaggio”. Non possiamo permetterci di comunicare con gli strumenti del passato.

L’obiettivo dei nostri sforzi informativi, in special modo quelli di natura strettamente scientifica, è ridefinito da due imperativi: strategia innovativa e medium differente. La nostra piattaforma di trasmissione si è spostata drasticamente: il dominio oceanico è stato soppiantato dal dominio interstellare. Questo trasferimento di contesto (dal mare allo spazio) è la chiave per comprendere la trasformazione che la comunicazione deve affrontare.

Grazie a un accordo tra l’operatore europeo di telecomunicazioni M3Sat e Telespazio, sono state messe a disposizione delle grandi infrastrutture tecnologiche nella valle del Fucino per affidare, in maniera democratica, dei messaggi non più alle acque oceaniche ma allo spazio interstellare.

Il progetto Star Bottle segna una svolta epocale, un vero e proprio atto di democratizzazione della comunicazione spaziale. I suoi ideatori lo definiscono un’iniziativa che, per la prima volta nella storia, abbatte le barriere tra l’umanità e il cosmo profondo.

Fino ad oggi, l’invio di segnali verso lo spazio è stato un privilegio esclusivo, confinato all’ambito ristretto di scienziati, agenzie spaziali, potenti aziende private e settori militari.

Star Bottle rivoluziona questo paradigma: ora, chiunque ha la possibilità di diventare un mittente cosmico. Il progetto offre una piattaforma universale per trasmettere messaggi multimediali (testi, immagini, audio e video) e lanciare nell’infinito la nostra identità più profonda: chi siamo, come siamo fatti e come viviamo sul nostro pianeta.

Non è solo tecnologia; è la realizzazione di una sorta di capsula del tempo universale, accessibile a tutti per raccontare la storia dell’umanità al di là dei confini terrestri.

Un paradosso cosmico: tra allarme storico e speranza futuristica

Il dibattito sull’invio di segnali nello spazio è sempre stato segnato da un severo monito storico.

Per anni, figure autorevoli hanno strenuamente messo in guardia l’umanità contro iniziative audaci come quella di Star Bottle, giudicandole pericolose e imprudenti. Il rischio evocato è drammatico, forse eccessivo: esporsi al contatto con una civiltà aliena inevitabilmente più avanzata della nostra.

La preoccupazione è che, in un tale incontro, potremmo apparire inferiori, deboli e, pertanto, facili da conquistare.

Di fronte a progetti contemporanei come Star Bottle, l’incognita rimane. Tuttavia, preferiamo nutrire un profondo ottimismo: se mai una civiltà extraterrestre dovesse intercettare e rispondere al nostro messaggio, ci auguriamo che la sua evoluzione intellettuale e tecnologica sia andata di pari passo con quella etica, superando ormai concetti primitivi e temibili come la guerra e la conquista.

Bibliografia/Sitografia

AMRUM News (https://www.amrum-news.de/)

www.starbottle.space

https://www.dailynautica.com

Autore

  • Gianni Palumbo

    Componente del Centro Indipendente Studi Alta valle del Volturno e della Società Italiana per la Storia della Fauna “G. Altobello”.
    Presidente dell’Associazione culturale “Giuseppe Camillo Giordano”.
    Team Leader di BioPhilia Group che presiede dal 2009.

    Declina l’impegno socio-culturale promuovendo iniziative a favore di archivi e biblioteche pubbliche e private.
    È stato Ispettore archivistico onorario per il Ministero dei Beni Culturali dal 2016 al 2020.

    Collabora con Radio3 RAI scrivendo sceneggiature per la trasmissione radiofonica Wikiradio.

    Collabora, inoltre, con diverse testate giornalistiche ed è autore di libri e articoli su riviste scientifiche e divulgative.
    Tra gli altri, ha pubblicato i libri Il Grillaio - Altrimedia Edizioni, 1997; La vicenda di Giuseppe Camillo Giordano - Adda Edizioni, 2014; Tracce di Luce - Edizioni CISAV, 2013 e i fumetti da collezione San Francesco d’Assisi e Frammenti d’Erbario - Altrimedia Edizioni, 2016, 2017.

    Da circa dieci anni si interessa di letteratura e saggistica dei naufragi; ha condotto ricerche in tutta Europa sul naufragio del piroscafo Utopia, pubblicando articoli per quotidiani e riviste scientifiche e
    divulgative.
    Recentemente ha pubblicato il libro L’Utopia tra le nebbie della memoria. Appunti di un naufragio - Marotta&Cafiero editori, Napoli 2024.

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