
L’ecocritica, concetto altrimenti noto come ecologia letteraria, è un approccio critico sorto negli Stati Uniti (ecocriticism) alla fine degli anni Ottanta del Novecento. La sua nascita è il risultato della crescente consapevolezza che l’educazione alla sensibilità ecologica sia cruciale per la sopravvivenza stessa della specie umana. Questo orientamento pone l’accento sulla necessità di sviluppare l’abitudine mentale a correlare le concause e gli effetti multipli delle azioni umane sull’intero Pianeta e sulle sue componenti, che includono gli ambiti naturali ma anche quelli antropici, come l’economia, la società, la politica, l’arte e le ideologie che accompagnano l’incedere dell’umanità.
Il ritorno a una visione olistica del sapere
Un’altra componente fondamentale di questo approccio è l’esigenza di superare le obsolete barriere mentali tra discipline per una visione olistica del sapere. Già nel 1972, Joseph Meeker, con il suo testo pionieristico The Comedy of Survival: Studies in Literary Ecology, definiva l’ecologia letteraria come «lo studio dei temi e delle relazioni biologiche che appaiono nelle opere letterarie» e, al contempo, un tentativo di comprendere «qual è il ruolo giocato dalla letteratura nell’ecologia della specie umana».
Nelle sue evoluzioni successive, l’ecocritica si è collocata come lo studio di testi letterari che affrontano il rapporto tra uomo e ambiente. Diventa anche uno strumento per l’educazione, mirato alla conoscenza e alla comprensione delle più urgenti problematiche ecologiche e alla formazione di una coscienza critica sulla loro rilevanza per la sopravvivenza del Pianeta e dell’umanità. Per questo motivo, l’ecocriticism si configura in definitiva come una forma di critica militante e di attivismo culturale, impegnato a scuotere le coscienze e a promuovere la discussione e la ricerca di strade alternative all’attuale modello di sviluppo.
Obiettivi e metodi di analisi dell’ecocritica

Serenella Iovino, tra le prime studiose italiane ad aver introdotto l’ecocritica nel nostro Paese con Ecologia letteraria (2006), sintetizza chiaramente il percorso di queste indagini affermando che l’azione degli studiosi di ecologia letteraria non si limita ad analizzare i testi per cercare e definire i legami uomo-natura, ma al contempo agisce per sollecitare l’affermarsi di maggiore consapevolezza delle questioni ecologiche e un loro affermarsi nelle situazioni pratiche della realtà.
In sostanza, l’ecocritica può focalizzarsi su un genere specifico, la cosiddetta environmental literature o nature writing (ossia testi narrativi, poetici o saggistici che si concentrano sulla natura o ambiti in cui essa ha un ruolo preponderante), ma optando per un superamento delle etichette di genere, il suo terreno potenziale di interpretazione si dilata enormemente.
Interdisciplinarità e transdisciplinarità
Con il passare del tempo, l’interdisciplinarità e la transdiciplinarità si sono enormemente ampliate, portando le istanze della critica letteraria a convergere con quelle dell’etica ambientale, delle scienze naturali e degli studi sociali ed economici a queste ultime correlate.
Nonostante ciò, è innegabile il rischio che l’applicazione dell’ecocritica possa sfociare in una torsione eccessivamente attualizzante o non pienamente filologicamente corretta, specialmente nel confrontarsi con la letteratura classica, medievale e moderna, periodi in cui l’orizzonte dell’ecologismo contemporaneo era assente. Nonostante queste cautele, e in particolare in ambito educativo e pedagogico, è possibile approcciarsi a determinati testi e ai loro specifici contenuti per impiegarli come spunti per una riflessione consapevole e critica sulle modalità con cui le società umane hanno sfruttato le risorse naturali, inizialmente per la sopravvivenza e successivamente per una crescita demografica e socio-economica sempre più rapida e frenetica. Questo sfruttamento ha distorto l’equilibrio iniziale, innescando la crisi della rivoluzione industriale del XVIII secolo, e proseguendo, nell’attuale era dell’Antropocene, fino ai drammatici effetti della grande accelerazione dei giorni nostri.
L’Ecocritica: un ponte tra passato e presente
Nonostante l’innegabile rischio che l’approccio ecocritico alla letteratura pre-contemporanea (classica, medievale e moderna) possa degenerare in una lettura anacronistica o metodologicamente infedele, data l’assenza di un orizzonte ecologista storico, è comunque possibile sfruttare testi specifici in ambito sociale/educativo. Questi materiali possono servire da catalizzatori per una critica consapevole sull’evoluzione del rapporto umano con le risorse naturali. Tale dinamica, inizialmente legata alla sola sopravvivenza, è presto mutata in uno sfruttamento accelerato per sostenere una crescita demografica ed economica sostenuta, causando la rottura dell’equilibrio originale che ha innescato la crisi della Rivoluzione Industriale del Settecento e culminando, oggi, nell’Antropocene, nei drammatici impatti ulteriormente destabilizzanti i precari equilibri ecosistemici.
